Il centennale della nascita di Tom of Finland è stato celebrato in diverse parti del mondo e con molteplici iniziative che hanno anche analizzato alcuni aspetti meno studiati o meno conosciuti della sua estesa opera. Il catalogo di una mostra apre una finestra particolare sull’influenza che Amburgo ha avuto su di lui, città dove nacque anche il mito dei Beatles.

 

Immagine: Untitled (Template for Tom’s Saloon mural) – Tangermann Collection, Hamburg

 

Da Tokyo a Londra passando per Tallin tanto per citare, nel 2020 in molte città si sono susseguiti a tambur battente gli eventi organizzati per onorare colui che probabilmente è il più famoso artista omoerotico al mondo e di sicuro tra i più significativi per l’influenza avuta sulla cultura gay e sulla nostra liberazione politica dopo la seconda guerra mondiale (maggiori dettagli qui). Influenza, anche se ammesso da poche persone, che ebbe di conseguenza sulla storia dell’arte del XX secolo.

Per chiudere degnamente i festeggiamenti, Skira Editore, marchio storico fondato da Albert Skira a Losanna nel 1928 e ora gruppo internazionale punto di riferimento dell’editoria d’arte di qualità in tutto il mondo, ha dato alle stampe il catalogo della mostra che la Galerie Judin di Berlino, con più di sessanta prestiti e opere mai viste in precedenza, ha dedicato ai periodi passati da Tom of Finland ad Amburgo nei primi anni ’70, momenti seminali ma finora poco studiati.

 

La stessa galleria nel 2017 aveva allestito un’altra mostra dal titolo “Touko Laaksonen — The Man Behind Tom of Finland” con il sottotitolo “Ecce Homo – The preliminary Drawings”, in cui presentava la più grande retrospettiva di disegni preparatori incorniciati, in cui già si esprime il suo straordinario talento grafico.

Gli intensi legami che Touko/Tom aveva stretto con gli esponenti della scena gay della città portuale ubicata all’estremo nord della Germania portarono nel 1976 alla prima esposizione di disegni in assoluto nel primo e ai tempi unico sex shop gay only in Europa, il Revolt Shop intitolata “The Loggers” (i taglialegna); al Tom’s Saloon, solo bar al mondo autorizzato dall’artista a recare il suo nome (nel 2019 ha festeggiato il 45o anniversario); a due grandi murales, uno per il locale e uno per la sauna Club Uhlenhorst di stessa proprietà (in realtà erano riproduzioni di alta qualità a grandezza naturale); alla formazione della più importante raccolta privata di suoi lavori originali.

Il bel libro di 202 pagine in inglese e tedesco dal titolo Made in Germany include circa 200 tra illustrazioni e foto, testi di Juerg Judin, Pay Matthis Karstens, Kati Mustola e Alice Delage, conversazioni con Durk Dehner (suo ultimo compagno fino alla morte avvenuta nel 1991 mente affaristica dietro la Tom of Fin­land Company nonché co-fondatore e presidente della Tom of Finland Foundation) e Michael P. Hartleben. È ugualmente presente un facsimile del diario del viaggio tedesco di 42 pagine contenente biglietti di teatri e di concerti, ricevute di ristoranti e alberghi, pacchetti di sigarette e carte di caramelle, fiori secchi e cartoline in mezzo a molte foto, che l’artista fece nel 1955.

 

Non è stato facile capire come fare a recensire un catalogo, perché la lettura delle varie parti critiche presenti richiede un certo impegno e interesse e non si possono descrivere tutte in dettaglio. In questo caso, inoltre, è molto più semplice dilettarsi a sfogliare le pagine e a rimanere affascinati dai bellissimi uomini il cui potere erotico non è invecchiato nonostante il passare del tempo. Questo dev’essere dovuto non solo per la loro energia sessuale ma anche per l’intrinseca qualità estetica dei disegni.

Ora che si è inondati di pornografia gratuita a portata di pochi clic del mouse, infine, risulta complesso spiegare in breve come in era pre-internet fosse tremendamente rischioso produrre e distribuire queste immagini. Ho pensato perciò di tradurre alcuni paragrafi che mi hanno particolarmente colpito, sperando di incuriosire a sufficienza per spronare all’acquisto e al piacere dell’approfondimento di come nacque un’icona culturale e un eroe nella lotta contro l’omofobia interiorizzata e non solo.

 

Da “Growing up in Hamburg – An Introduction”

“Un giornalista una volta chiese al cantante dei Beatles John Lennon dei suoi anni di formazione, presumendo che dovessero essersi verificati a Liverpool. La risposta breve e concisa di Lennon fu: ‘Non sono maturato a Liverpool. Sono maturato ad Amburgo’. Molto vero, la band non raggiunse la svolta internazionale nella sua città natale, ma in un porto completamente diverso, nel nord della Germania. A partire dal 1960, i musicisti si esibirono spesso lì, guadagnando la loro prima esperienza completa sul palco e raccogliendo molta pubblicità, ed è stato anche ad Amburgo che hanno acquisito il loro distintivo taglio di capelli. Così il gruppo che oggi è sinonimo di musica pop britannica, ‘crebbe’ e si trasformò in un fenomeno musicale celebrato in tutto il mondo ad Amburgo. Una buona decina di anni dopo, Touko Laaksonen, meglio conosciuto con il suo pseudonimo di Tom of Finland, avrebbe subito un simile rito di passaggio: per l’artista finlandese, creatore di un prototipo di stile di vita gay americano attraverso le sue sensuali rappresentazioni di poliziotti sicuri di sé e spensierati, cowboy, contadini e uomini vestititi in pelle nera, anche Amburgo si rivelò essere la proverbiale porta di accesso al mondo”. (…)

 

Da “Gateway to the World – Tom of Finland and Hamburg”

(…) Come lui in seguitò rammentò: “Il mio primo acquisto di porno fu nel 1952, ad Amburgo. Dovetti andare al fronte del porto e trovare un certo carrettino illegale – guardandomi le spalle tutto il tempo – e chiedere a questo anziano con grandi baffi delle ‘storie d’amore’. Non ricordo adesso il prezzo, ma per l’epoca era indecente. Ne comprai due.” (…)

 

Da “The Creation of Man – The Tangermann Collection”

(…) La sua postura imita il nudo maschile verosimilmente più famoso nella storia dell’arte: il David (1501-1504) di Michelangelo (1475-1564). La fissazione per questa scultura è presente come un filo rosso nella vita di Tom. Avendolo ammirato fin dai tempi della scuola, incontrò per la prima volta l’originale a Firenze nel 1952. In seguito avrebbe alluso più volte alla famosa posa nelle sue composizioni. Una serie di disegni del 1981 riprende il capolavoro in modo molto esplicito, in vista frontale e con un pene notevolmente allargato e “americanizzato”, cioè circonciso. (…)

 

Da “The Comic Books and Publishers from 1957 to 1977”

Nel 1962 Roy Lichtenstein tenne la sua prima mostra personale alla Leo Castelli Gallery di New York. I suoi dipinti ispirati ai fumetti presentavano audaci e luminose macchie di colore e bordi neri e spessi, e opere come “Girl with Ball” e “Mr Bellamy” (entrambi del 1961) affascinarono collezionisti influenti. L’uso provocatorio e umoristico di Lichtenstein dell’immaginario dei fumetti aprì nuovi orizzonti nel mondo dell’arte e lo posizionò come un portabandiera della cultura pop. Nessun altro artista prima di lui aveva fatto pensato di elevare i fumetti a una forma d’arte. Quattordici anni dopo, anche la carriera artistica internazionale di Tom of Finland iniziava con un mostra che presentava i suoi disegni originali per libri di fumetti. La sua prima mostra, nell’estate del 1976, era interamente dedicata ai disegni che aveva prodotto per il suo fumetto di recente pubblicazione The Loggers (1975). Fino ad allora il suo lavoro circolava solo sotto forma di riproduzioni. Ma questo mostra di debutto e quelle che seguirono, lo hanno istituito come un artista le cui opere erano e sono tuttora ambite da collezionisti e curatori allo stesso modo. (…)

 

Da “’As a Gay Man You Just Knew – It Was Made for You’ – Remembering Tom of Finland”

(…)

Pay Matthis Karstens

È stato durante il tuo periodo a New York che ti sei imbattuto per la prima volta nel lavoro di un artista con uno pseudonimo simile: Tom of Finland. Trovasti un’illustrazione di uno dei suoi disegni nel leather bar The Spike. Cosa vedesti esattamente lì?

Durk Dehner

Il lavoro che vidi al The Spike era un disegno mal riprodotto dalla Collezione Tangermann ad Amburgo. Un club motociclistico lo aveva usato su un piccolo poster che promuoveva un giro imminente, una corsa diurna di gruppo su due ruote. Io vidi questa immagine e proprio davvero mi parlò come nessun’opera d’arte aveva fatto prima. Ho finito per togliere il poster dal muro, arrotolarlo e – essendo solo circa 20 per 25 cm – farlo scivolare all’interno del mio cappotto. Il giorno dopo avevo una sessione di foto al Target Studios, che era uno dei premi che avevo ricevuto vincendo il concorso dell’Eagle’s Nest. Lì mi capitò di incontrare l’artista erotico “Dom” Orejudos, meglio conosciuto come Etienne. Gli mostrai il poster e lui mi disse di chi era il lavoro – Tom of Finland. Era la prima volta che sentivo quel nome. Poiché lui e Tom allora erano già amici, mi diede l’indirizzo di Tom. Alcuni giorni dopo ho scritto quella che potrebbe essere classificata come lettera di un fan, dicendo a Tom quanto profondamente il suo lavoro mi avesse colpito e quanto fossi sorpreso che un’opera d’arte potesse emozionarmi così. (…)