Premiata come Queen of Comedy all’ultima edizione del Festival MIX di Milano, Veronica Pivetti ci parla dei molteplici aspetti della sua carriera: dal lavoro nel cinema e in teatro, alle fiction TV, ma anche del suo impegno contro violenza, bullismo e omofobia.

 

“Finalmente!” È stata questa la divertita risposta di Veronica Pivetti ai tre Direttori artistici che sul palco del Piccolo Teatro Strehler le chiedevano di riassumere in una parola l’emozione di esser stata appena incoronata Queen of Comedy alla 35a edizione del MIX Festival di cinema LGBTQ+ e cultura queer.  Come sempre sincera e diretta, Veronica è giustamente consapevole di aver ben meritato questo premio.

Ha percorso una carriera davvero sfaccettata sin da quando, bambina di 6 anni, cominciò il lavoro di doppiatrice come la mamma Grazia, professione che poi non ha mai smesso, dando voce a cartoni animati, soap e serie TV. La vediamo per la prima volta in televisione all’inizio degli anni Novanta a fianco di Fabio Fazio in Quelli che il calcio, ma è il cinema a scoprirla qualche anno dopo con Carlo Verdone che le affida la parte della remissiva Fosca in Viaggi di nozze e Lina Wertmüller che la vuole in Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica in cui interpreta un’agguerrita parrucchiera leghista.

Sarà poi la volta dei grandi successi televisivi: prima le fiction Commesse con Anna Valle, Sabrina Ferilli e Nancy Brilli e Il maresciallo Rocca con Gigi Proietti e in anni seguenti le sette stagioni di Provaci ancora prof con lei protagonista nei panni di Camilla Baudino, insegnante di lettere con un’insana passione per risolvere delitti e misteri dei quali gli addetti ai lavori non riescono a venire a capo.

Impegno ben diverso è quello assunto come conduttrice del programma Amore criminale su Rai3, dedicato alla vergognosa piaga del femminicidio che ormai da troppo tempo affligge il nostro e altri paesi; sulla stessa rete in queste settimane la vediamo ospite fissa di Massimo Gramellini nel suo Le parole della settimana.

Da sempre sensibile alle tematiche LGBT, per il suo primo film da regista Veronica ha voluto accendere i riflettori su bullismo e omofobia, ed è nato così Né Giulietta né Romeo di cui abbiamo dato ampio riscontro. Nel 2015 l’opera è stata insignita del Premio Amnesty per i Diritti Umani, la prima volta che l’organizzazione internazionale concede il patrocinio a una commedia.

Poteva il teatro rimanere assente da cotanto curriculum? Naturalmente no ed eccola recitare e cantare in Lady Mortaccia – La vita è meravigliosa, un musical in cui con notevole ironia interpretava, corredata dalla falce d’ordinanza e nero mantello, proprio la Morte la quale ovviamente non poteva che operare, con alterne fortune, in un cimitero.

foto Georgia Garofalo

Solo un paio di stagioni fa l’abbiamo applaudita in Viktor und Viktoria, originale rivisitazione teatrale del celeberrimo film diretto da Blake Edwards con protagonista la moglie Julie “Mary Poppins” Andrews e in questa la vedremo da gennaio in tournée con Black Story – Stanno sparando sulla nostra canzone nel ruolo di Jenny Talento, irreprensibile fioraia che un giorno decide di trasformarsi in una spregiudicata criminale.

Terminata la premiazione la sottraiamo a fotografi, ammiratrici e ammiratori per conoscerla un po’ più da vicino.

Icona gay non si nasce, lo si diventa! Che effetto le fa ricevere questo premio ed entrare nel novero ristretto di donne da noi profondamente amate e rispettate per il loro talento e personalità?

Che effetto può fare essere amati e rispettati (cito testualmente le sue parole)? Ottimo direi! Sono estremamente contenta dell’incoronazione a Queen of Comedy e anche di avere l’affetto di cui lei parla. Credo che per entrare nel cuore delle persone si debba rigare diritto, cioè non dare fregature, essere onesti tramite il lavoro che si fa. È un percorso che si costruisce giorno dopo giorno, avendo ben presente che, prima di tutto, questo mestiere è al servizio del pubblico e mai autoreferenziale. Quando l’egocentrismo prende il sopravvento, il rapporto con il pubblico ne risente: la gente si accorge che non sei lì per lei ma per celebrare te stesso/a. Un po’ meschino, non crede?

In questo periodo di blocchi continui delle attività sembra che in Italia preservare il calcio sia più importante che promuovere la cultura, ma anche che il mondo dello spettacolo non abbia alzato a sufficienza la voce. È un’impressione sbagliata o cos’altro si potrebbe fare in merito?

In questo ultimissimo periodo le cose si stanno muovendo, i teatri possono di nuovo accogliere il pubblico al completo, tutto sta rinascendo. È una sensazione primaverile, un po’ come quando gli alberi mettono fuori le gemme. Anche noi attori mettiamo fuori la testa per ricominciare a dire la nostra dal palcoscenico, cosa che per chi fa questo mestiere è necessaria come mangiare e respirare.

foto Georgia Meloni

Due stagioni fa l’abbiamo vista in Viktor und Viktoria. Che esperienza è stata affrontare un ruolo così complesso e immortalato sullo schermo da Julie Andrews? Che sensazioni prova un’attrice a interpretare il personaggio di un uomo?

Sono sufficientemente spudorata da non pormi troppi limiti nello scegliere un personaggio e questo nel caso di Viktor und Viktoria è valso sia nell’interpretare un uomo che nel ricoprire un ruolo che è stato di un mostro sacro come Julie Andrews. È ovvio che io sono un’altra cosa. Lei era perfetta, io sono io, una persona diversa che ha dato di quel personaggio un’altra lettura. È un ruolo troppo allettante per non misurarcisi e un’occasione per recitare con tanti di quei registri che la sfida non si può rifiutare.

In questa stagione la ritroveremo di nuovo in scena con Black Story – Stanno sparando sulla nostra canzone. Ci dice qualcosa sul personaggio dell’imprevedibile Jenny Talento? Nella commedia ci sarà anche molta musica, significa che si misurerà ancora come cantante?

Canto sempre nei miei spettacoli, amo cantare in teatro. È un modo in più per sedurre il pubblico, per strizzargli l’occhiolino, per mettersi in gioco senza rete. Jenny talento è una fioraia dal grilletto facile, una donna pratica e sognatrice allo stesso tempo, un’emotiva come lo sono io, una che lotta dal momento in cui apre gli occhi al mattino a quando va a letto la notte fonda dopo che ha venduto l’ultimo mazzo di violette. Ma quando scopre il crimine e decide di cambiar vita… Non dico altro, dico solo che, ancora una volta, racconto la metamorfosi di una donna in una commedia e ci canto puire sopra!

Molte donne stanno vivendo momenti terribili a causa dei quasi quotidiani episodi di femminicidio. Come conduttrice in TV di Amore criminale riesce emotivamente a distaccarsi da tanta violenza e dolore?

L’esperienza con Amore criminale è forte, direi dirompente, dolorosissima, ma necessaria. È veramente difficile affrontare storie così drammatiche, ma credo sia molto importante raccontarle a gran voce, dire continuamente a tutte le donne che devono sempre denunciare, che non bisogna mai accettare l’ultimo appuntamento, il cosiddetto “appuntamento chiarificatore”. Infine dico alle donne di amare e rispettare se stesse: questo si ottiene solo grazie a una consapevolezza di sé e del proprio valore che troppo spesso manca. Siamo esseri umani importanti, non dimentichiamocelo!

Nel film di Almodóvar Tutto su mia madre ha dato voce alla transessuale Agrado. Adesso si dibatte sulla maggiore inclusione delle diversità per cui ruoli o voci specifiche LGBT andrebbero fatti interpretare solo da persone che corrispondono a eguale orientamento e/o all’identità o espressione di genere. È forse un’apertura che in realtà diventa una chiusura se poi manca il giusto talento?

Quello che posso dire al proposito è che quando feci il provino per Agrado in lizza c’eravamo io e una donna transessuale. Almódovar sentì i due provini e scelse me. Ho risposto?

La comunità LGBT ricorda bene il suo impegno da regista con Né Giulietta né Romeo. Pensa in futuro di ripetere questa avventura o un’altra dietro la macchina da presa? Altrimenti c’è forse un suo sogno artistico che tiene nel cassetto e spera un giorno di realizzare?

La regia è stata un’esperienza esaltante. Se vorrei rifarla? Certo! Non è facile riuscire a costruire un film: devono quadrare tante cose, ma spero davvero di avere una seconda possibilità. E poi una terza, una quarta… chissà.