Milano è davvero una metropoli accogliente e vicina alla popolazione arcobaleno, o non è tutt’oro ciò che si fa luccicare davanti ai nostri occhi? Il passaggio (quasi) in città della 38a edizione del più importante convegno mondiale sul turismo LGBT offre l’occasione di fare luce su qualche zona d’ombra.

 

Il 2022 LGBT è stato segnato dalla commemorazione dei 50 anni della cosiddetta “Stonewall italiana”. Nel 1972 uno sparuto gruppo di persone molto coraggiose riunitesi nel F.U.O.R.I! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) contestò pubblicamente i contenuti di un congresso di sessuologia organizzato a Sanremo, che sosteneva la patologizzazione dell’omosessualità. Fu un seme che germogliò propagando i suoi frutti lungo tutta la penisola.

Leggendo Milano e 50 anni di movimento LGBT* (AA.VV., Il Dito e la Luna Edizioni), il catalogo della mostra organizzata in occasione del primo LGBT+ History Month Italia, è possibile ripercorrere l’incredibile storia dell’impegno che persone singole e varie associazioni locali ebbero nel determinare cambiamenti politici, culturali e sociali in città e nel resto d’Italia.

Quale presente arcobaleno si vive adesso a Milano e quant’è realmente accogliente e LGBT-friendly il capoluogo lombardo? Fornire una risposta univoca o esaustiva è sostanzialmente impossibile. Se mi pongo queste domande, è perché ho bisogno di analizzare alcune situazioni recenti più con un senso della realtà e meno con le ragioni del marketing.

Inizio queste osservazioni partendo geograficamente dalla sede dove a ottobre dello scorso anno si tenne la convention sul turismo di IGLTA: un hotel con vista autostrada nella zona industriale di Pero, comune autonomo praticamente attaccato alla zona nord-ovest della città e confinante con il polo fieristico di Rho, dove nel 2015 si tenne EXPO. Distanza da piazza Duomo (che contrassegna il centro città): perlomeno un’ora tra spostamenti a piedi e trasporto pubblico.

Comprensibile lo ”sconcerto” delle centinaia di delegati arrivati da ogni angolo del pianeta per parlare di turismo LGBT, che magari alla sera un giro in qualche locale gay per distrarsi un po’ se lo sarebbero pure fatto. Al cocktail d’apertura, tenutosi all’esclusiva Terrazza Martini, Il commento che espresse il mio amico Direttore di una delle più importanti riviste europee del nostro settore fu: “Siamo in culo al mondo”.

Come dargli torto, e come spiegare che anni prima, con la pandemia da Covid non prevedibile, dovendo inviare negli Stati Uniti la candidatura a ospitare l’evento nel 2020, gli organizzatori accettarono questa soluzione perché nessun albergo della città voleva accogliere, per quasi una settimana, nelle proprie stanze e sale riunioni questa massa pagante di gay-lesbiche-trans che con il loro lavoro fanno girare annualmente milioni di euro di fatturato?

Sono dieci anni che lo segnalo, e purtroppo il rapporto tra la città e il segmento turistico LGBT resta inadeguato. Di certo non viene in aiuto la City Map Milano del Touring Club Italiano edita nel 2022, dove c’è un’intera pagina dal titolo “La città arcobaleno”, in cui immancabilmente è citata la fermata della metropolitana di Porta Venezia con i suoi muri delle banchine a strisce colorate.

Incredibile ma vero, hanno anche scritto “Chi ha voglia di moto può provare il quidditch, sport misto dalla forte connotazione inclusiva: la squadra Milano Gators offre a tutti la possibilità di partecipare agli allenamenti, ogni lunedì e giovedì all’Agrisport in via del Ricordo 58 in zona Crescenzago”. Chi ha redatto questo sarà al corrente che J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, è considerata super-transfobica, e che Pride Sport Milano riunisce 11 associazioni tra nuoto, pallavolo, tennis, ciclismo, calcio… oltre al quidditch?

Non che YES MILANO, l’agenzia di promozione ufficiale della città nel frattempo si sia messa a trattarci meglio. Nella cartolina promozionale “PORTA VENEZIA – 5 COSE DA FARE”, trovata in distribuzione alla Borsa Internazionale del Turismo 2021, è scritto che “è il quartiere più vivo della città. Afro-milanese e queer (…)”, e poiché “Sei nel quartiere più inclusivo di Milano: lasciati coinvolgere dall’area di festa e amore di via Lecco”. Oh, com’è bello essere descritti come gai e gaudenti, mentre la visibilità politica dei nostri diritti civili proprio non deve entrare nel radar per evitare di infastidire le coscienze della cittadinanza.

In effetti a luglio 2022 il vivace corteo del Milano pride non è più terminato in questa zona, ma sul piazzale dell’Arco della Pace al confine del parco Sempione. Come conseguenza “casuale” (in realtà “causale”), i negozi in fondo a corso Buenos Aires, che per l’occasione diventavano LGBT-supportive pavoneggiando vetrine straripanti arcobaleni da far quasi venire la nausea, sono rimasti noiosamente uguali a tutti gli altri giorni dell’anno. Qualcuno ha detto rainbow washing?

                               

Ah, il pride e i suoi sponsor che salgono e scendono dai carri in base a equazioni e motivazioni non sempre trasparenti. Il mio marchio preferito (scherzo naturalmente) è Coca-Coca Italia, di cui seguo con attenzione e apprensione le vicende di come riesce a essere sempre così diversa dalle filiali Coca-Cola di altre nazioni molto meno ipocrite della nostra.

Nel 2018 ero in Canada per partecipare alla convention IGLTA, e una sera attaccata alla porta di un piccolo negozio di alimentari trovai una pubblicità con due ragazze lesbiche, la scritta Welcome to Toronto e il disegno di sei bottiglie stilizzate di Coca-Cola una accanto all’altra a replicare la bandiera rainbow. Un messaggio di inclusione più chiaro di così è impossibile.

                                                          

Milano, luglio 2022, andando a prendere la metropolitana per tornare a casa, dopo ore in giro tra corteo e sosta sottopalco in area dedicata ai giornalisti, trovo una locandina rossa attaccata a un contatore con scritto “L’amore è un bene prezioso – Vivi il Milano Pride con Coca-Cola e diventa un vero #lovehero”. Nessuna figura umana, quindi un messaggio di non inclusione. In Italia per il marchio è difficoltoso essere troppo riconoscibile come vicino alla comunità LGBT persino durante il pride! Passano alcuni mesi e Coca-Cola sponsorizzava anche i campionati mondiali di calcio in Qatar, nazione la cui proclamata omofobia è entrata nei libri di storia.

Parlavo di metropolitana, perciò analizziamo adesso quanto ha fatto ATM Azienda Trasporti Milanesi che grazie al Sindaco Sala ci ha regalato un tram in salsa LGBT che corre orgoglioso sulle sue rotaie per le strade della città (anche se Gay.it infierì intitolando un articolo “C’è un problema con il tram arcobaleno di Milano: è inaccessibile alle persone con disabilità motorie”).

Decisamente non si può pretendere tutto dalla vita, però si chiede troppo se si desidera essere rappresentati in maniera corretta ed esplicita? Per chi non è in grado di cogliere il senso delle righe arcobaleno, ATM ha approntato anche una campagna pubblicitaria e un sito dal titolo “E tu che ne sai?”, per sensibilizzare l’utenza sull’identità di genere e l’orientamento sessuale. Se guardate le immagini, non stupitevi se avete problemi nel distinguere l’acronimo all’interno della frase “COSA VOGLIONO DIRE LE LETTERE LGBTQIA+”, perciò a comprendere che stanno proprio parlando di noi…

In Québec, invece, in occasione della 17a Fête arc-en-ciel del 2021, alle fermate d’attesa e sugli autobus era presente un’immagine con due ragazzi che si abbracciano e lo slogan s’aimer, c’est pour tout le monde (amarsi, è per chiunque). Questo messaggio lo capiscono persino i bambini e si tratta di educazione civica diretta ed efficace. Punteggio finale: Canada 2 – Italia 0.

Quanto Milano valga o si faccia valere poco lo si può anche dedurre dalla rubrica Prima Pagina firmata da Simone Alliva dal titolo “I luoghi dell’orgoglio”, pubblicata sul numero del 12 giugno 2022 di L’Espresso, che in copertina afferma “Orgoglio e pregiudizi – È il mese del Pride. Cinquant’anni di lotte per libertà, spazi, visibilità. Ma la strada dei diritti Lgbt è ancora molto lunga”. Alliva, autore del libro Fuori i nomi, parla con enfasi di Bologna (la città arcobaleno per eccellenza, cit.), Roma, Ostuni (!). Milano con la sua lunga eredità non perviene.

A questo punto se Milano non è la locomotiva LGBT della nazione, cosa che avrebbe dovuto essere da anni e con i risultati del caso, qualche altra domanda bisogna porsela. Se non altro sulla rappresentazione, la comunicazione e l’assimilazione manipolatoria da parte del sistema capitalista ed etero-patriarcale, di cui siamo diventati complici e non più solo povere vittime.

                                                           

Se la Madonna di Pompei vuole bene pure ai gay, non si capisce perché la Madonnina dall’alto delle guglie del Duomo non può venire in nostro soccorso pure lei. Probabilmente aspetta che iniziamo a gridare più forte la nostra rabbia o a rimboccarci le maniche, perché non è a caso che si dice “aiutati che il ciel ti aiuta”.