Dopo un debutto nazionale lo scorso anno a Roma al teatro Brancaccio, come prima tappa di una tournée è arrivata a Milano al teatro Nazionale la versione italiana di “Everybody’s Talking About Jamie”, spensierato musical basato sulla storia vera di un sedicenne inglese che da grande vuole fare la drag queen.

 

In un musical, più che in un testo teatrale, la fantasia può farla da padrona assoluta e senza remore. In fondo si va a vedere Cats ben sapendo che i gatti in realtà né cantano né ballano… Il musical, inoltre, è una delle forme di spettacolo camp per eccellenza, espressione di non facile traduzione, per quanto nobilitata da Susan Sontag, filosofa lesbica e femminista americana, nel suo saggio Notes on “Camp” del 1964. Il fatto che l’autrice usi il virgolettato nel titolo già indica quanto il termine sia “fuori dalle righe” in sé, e quindi proprio indichi un qualcosa di estremo in senso estetico, di gusto discutibile ma non proprio kitsch, di esagerato o circense.

In Italia fu Moira Orfei la regina assoluta del camp, basti pensare alle sue acconciature che sfidavano la forza di gravità e contribuivano a distruggere il buco dell’ozono a colpi di lacca per capelli. Poiché una buona parte del mondo gay maschile da sempre affronta le difficoltà della vita creandosi realtà parallele in cui tutto come minimo è solo “favoloso”, si può dire che il camp sappiamo cos’è pur non sapendo spiegarlo.

È nella galassia delle drag queen che esso sfavilla più scintillante che mai, ed è così che si arriva a Tutti parlano di Jamie Il Musical, basato sulla storia vera di Jamie Campbell, un adolescente della provincia inglese, documentata dal canale televisivo BBC Three nel 2011 in Jamie: Drag Queen at 16, parte di Extraordinary Me, una stagione di programmi che si focalizzava su persone giovani con storie sorprendenti da raccontare.  

Dopo aver fatto coming out a 14 anni in un villaggio di ex minatori del Nord Est dell’Inghilterra, a 16 anni vuole diventare un performer en travesti e presentarsi vestito da donna al ballo che chiude l’ultimo anno del liceo. Dalla sua parte ha una madre che lo sostiene incondizionatamente e protegge e aiuta in questo non facile percorso. Come si diventa però una drag queen, come si raggiungono la fama e il successo? Cosa comporta e qual è il prezzo da pagare per essere sé stessi?

Nel musical tra i personaggi secondari si inserisce anche il padre che disconosce e disprezza questo figlio maschio così sfacciatamente effeminato, mentre la BFF (best friend forever) di Jamie è Pritti, ragazza musulmana praticante che vuole diventare medico, sfidando i preconcetti sul ruolo della donna nella sua cultura di appartenenza principale.

Pur diffondendo messaggi sociali molto importanti sulla diversità e l’inclusione, la trasposizione in scena è piacevolmente irreale, perché bullismo omotransfobico e razzismo nelle scuole purtroppo non si combattono o risolvono ancora a suon di canzoni. Dal teatro però si esce caricati e pronti a prendere in mano le proprie vite e a combattere per diventare ciò che si vuole.

Il debutto dello show è del 2017 a Londra con musiche e orchestrazioni di Dan Gillespie Sells, libretto di Tom Macrae, da un’idea originale di Jonathan Butterell. Nel 2021 viene fatta la trasposizione cinematografica attualmente disponibile in streaming su Amazon Prime Video, doppiata in italiano con le piacevolissime canzoni originali in inglese sottotitolate. Qui è maggiormente approfondita la figura di Hugo/Loco Chanelle, la madre drag di Jamie, che come la fatina buona delle favole aiuta il nostro eroe nei momenti di difficoltà.

Nel film, infatti, si mostra che il suo compagno morì di AIDS e sono inseriti autentici spezzoni televisivi d’epoca (con tanto di Lady Diana che va a trovare malati di HIV in ospedale), che creano un interessante ponte tra due generazioni di persone LGBT. Quelle più recenti, comprensibilmente, danno per scontato i diritti civili e i miglioramenti sociali e culturali che sono stati raggiunti grazie agli sforzi e ai combattimenti di quelle precedenti. Non è tuttavia cosi leggero o frivolo affrontare il mondo per partecipare al ballo studentesco con un’espressione di genere non conforme, e anche queste azioni segnano un passo in avanti in più verso la nostra completa emancipazione.

Come dice Ru Paul, la massima sacerdotessa del culto drag queen del pianeta, travestirsi da donna non nasconde te stesso bensì rivela te stesso. Come canta Gloria Gaynor in I am what I am: “Io sono quello che sono e ciò che sono non ha bisogno di giustificazioni”. Come ha espresso Daniel Scheinert, co-regista vincitore del premio Oscar per Everything Everywhere All At Once, quando ha ritirato la statuetta dorata (molto camp): “Grazie ai miei genitori che mi hanno lasciato vestire da drag queen quando ero piccolo. Cosa che non è una minaccia per assolutamente nessuno”. Come dare loro del torto?

A Milano il pubblico ha tributato all’intero cast numerosi applausi a scena aperta. La produzione italiana è l’unica autorizzata dall’originale anglosassone a fare una versione completamente nuova dello spettacolo, dalle scene ai costumi, dalle coreografie alla regia di Piero Di Blasio che ha curato anche l’adattamento. Giancarlo Commare veste gli scintillanti panni di Jamie, Barbara Cola è la mamma che tutti noi vorremmo avere e Barbara Boschi è un’intensa Pritti. I passaggi recitati e le canzoni tradotte comunque perdono un po’ in incisività rispetto all’originale, e inoltre in “anni gay” dal 2011 del documentario al 2023 è come se fossero passate intere ere geologiche: il matrimonio egualitario in Inghilterra è del 2013 e le nostre “semplici” unioni civili arrivarono nel 2016. 

Tra momenti di gioia e situazioni più drammatiche, Jamie ci conduce a fare una passeggiata sul suo personalissimo arcobaleno. Torneremo a casa più felici e in attesa che il mondo diventi dappertutto  un posto autenticamente libero. Non importando, inoltre, se non si hanno sufficiente equilibrio e caviglie forti per camminare orgogliosi in favolose scarpe con i tacchi.

 

TOURNÈE 2023:

TEATRO BRANCACCIO ROMA 14 FEBBRAIO – 5 MARZO 2023

TEATRO NAZIONALE MILANO 15 – 26 MARZO 2023

TEATRO ROSSETTI TRIESTE 21 – 23 APRILE 2023

TEATRO COLOSSEO TORINO 26 – 27 APRILE 2023

TEATRO VERDI FIRENZE 5 – 7 MAGGIO 2023

TEATRO VALLI REGGIO EMILIA 12 – 14 MAGGIO 2023

 

Questo articolo è stato pubblicato in precedenza in versione ridotta sul sito: www.artistsandbands.org