Dopo Lugano, Milano e Parigi, debutta a Roma Per sempre, monologo ideato e interpretato da Alessandro Bandini che dà voce all’epistolario amoroso tra Giovanni Testori e Alain Toubas. Una significativa selezione da oltre 2000 lettere, in cui la poesia si mescola alle istanze più fisiche e schiette della passione.

 

Si erano conosciuti negli ultimi giorni del 1958 a una stazione della metropolitana di Parigi, e quello fra lo scrittore, drammaturgo e poeta Giovanni Testori (1923-1993) e il biondo e bellissimo studente in medicina Alain Toubas (1938-2021) fu subito un colpo di fulmine. La data che però sigla l’inizio di una lunga storia d’amore è quella del 29 febbraio 1959, ipotizzando sia la stessa del loro primo incontro intimo in un hotel parigino. La troviamo su una pagina che segue il frontespizio dell’Arialda (la pièce messa in scena nel 1960 da Luchino Visconti che, dopo Roma, approdò a Milano e fu subito sequestrata per “oscenità” a causa del personaggio di Eros, omosessuale, prostituto e innamorato di Lino), pubblicata da Feltrinelli, che cela chiaramente una dedica cifrata. Da quella data, oltre che dai soggiorni parigini di Testori (che abitava ancora con i genitori come Toubas), la relazione tra loro è tenuta viva attraverso una fittissima corrispondenza: fino a tre, quattro lettere al giorno di 12.000/15.000 battute ciascuna, recapitate non a domicilio ma ai rispettivi fermoposta d durata tre anni.

A condurci tra meraviglia e sorpresa nel fiume di questo flusso di parole pregno di passione, poesia e sesso, è il giovane attore Alessandro Bandini (già diretto, tra gli altri, da Carmelo Rifici, Antonio Latella, Declan Donnellan, Giovanni Ortoleva) e insignito del Premio Mariangela Melato 2025, che forse i lettori ricordano quale coprotagonista di Come nei giorni migliori, regia di Leonardo Lidi, di cui abbiamo parlato su queste pagine. Il progetto è nato proprio nell’ambito della sua partecipazione alla Bottega Amletica Testoriana, workshop condotto da Latella che ha messo in relazione attrici e attori con la poetica di Testori.

Sulla base dei testi tratti da lettere e cartoline inedite, Bandini ha ideato e, con la collaborazione del dramaturg e traduttore Ugo Fiore e il coaching di Tindaro Granata, portato in scena il monologo Per sempre, nel quale dà voce unicamente agli scritti di Testori, salvo un’unica lettera di Toubas, riservata per il finale, lasciando che gli spettatori immaginino le sue risposte. La prima dello scrittore, “Caro Alain, io sono disperato”, fa già intuire la forza di quel sentimento: nelle missive Testori, anche pittore e critico d’arte, è come se dipingesse l’innamorato, ritrovando il suo viso nei quadri che aveva in casa e nei ritratti di Tanzio da Varallo, Courbet e Caravaggio. Un amore totalizzante che trovava eco nelle strade e nei luoghi che diventano personaggi del loro amore.

Bandini e Fiore non hanno seguito uno stretto ordine cronologico bensì piuttosto un montaggio che privilegiasse le tematiche che volevano approfondire, in particolare il percorso verso la poesia. Non a caso troviamo anche i versi tratti dal primo dei tre poemi d’amore dedicati a Toubas, I trionfi, composto nel 1965, opera barocca di 12.000 versi, nella quale viene trasfigurata la vicenda sentimentale con Alain, attraversata da nomi, luoghi e ricordi della loro storia. Seguiranno poi L’amore (1968), raccolta di cento brevi componimenti e a chiusura della trilogia Per sempre (1970).

Le lettere, tutte scritte a mano, erano state conservate da Testori in un plico avvolto nella carta da pacco, posto in un armadio della sua camera da letto nella casa di Novate Milanese, divise in due blocchi: da una parte quelle ricevute da Alain, dall’altra quelle inviate dallo scrittore, questo perché nel 1962 avevano di deciso di andare a convivere a Milano. Dopo la morte dello scrittore sono passate in eredità, come tutti gli altri beni, a Toubas, che nel 2017 ha ceduto tutti i diritti e le carte, acquisite poi nel 2022, un anno dopo la sua scomparsa, dall’Associazione Giovanni Testori (anche chiamata Casa Testori) che fa capo al nipote Giuseppe Frangi con sede a Novate, dove ospita un prezioso archivio ed è fautrice di tanti eventi che ne onorano la memoria.

“Ho letto tutte le lettere – ci ha detto Bandini alla vigilia del debutto dello spettacolo a Lugano – dalla prima del 3 marzo 1959, all’ultima del 16 giugno 1962. La prima, con quell’accenno alla disperazione, è già sintomo di una devozione totale verso una persona conosciuta appena poche settimane prima: mi ha fatto percepire una ferita comune, una vicinanza, una prossimità ad amare in un modo assoluto e vertiginoso. La folgorazione è stata quella di riconoscere in quelle cinque parole una disperazione che tradiva un modo d’amare assoluto, eccessivo, incapace di conoscere un limite, una difesa: sono entrate come un pugnale nella mia anima. In quegli scritti mi sono trovato davanti al lato più fragile dell’uomo che conoscevo come un intellettuale e artista: penso siano un vocabolario per poter entrare in dialogo con il poeta, scoprendo date, dediche, riferimenti nascosti. Ugo Fiore e io ci siamo tenuti lontani da compiacimenti voyeuristici al fine di evitare la violazione del suo privato: a parlare bastano le parole, comprese quelle più crude. Lo spettacolo è costruito come un viaggio in una sola grande lettera, in un dialogo pieno di tensione tra Ragione e Follia. Si parla di Visconti, della mitica bellezza di Alain, al quale scrive che non è possibile tenere dentro tutto l’amore, deve esprimerlo in poesia: l’esplosione di quel sentimento coinvolge la sua istintiva creatività ma anche la sua natura angelica. L’ultima sua lettera è una serie di domande: la figura cristologica si addentra in quella dell’innamorato nel pieno di una tempesta.”

Alessandro Bandini – ph. Masiar Pasquali

In palcoscenico vediamo l’attore che indossa un giubbino di pelle, camicia a quadri, cravatta, pantaloni corti e calzettoni al ginocchio: dietro di lui solo uno schermo nero su cui vengono proiettate le date delle lettere. Bandini dà voce e slancio alla devozione, all’adorazione di Testori per Alain in un rimando di citazioni da poeti, divinità mitologiche, dipinti e sculture. La lontananza acuisce il desiderio, la carnalità assume talvolta connotati quasi animaleschi o feticistici (la richiesta di spedire un pacco con gli slip usati dall’amato o gli “straripamenti notturni” dopo averlo sognato), con le pulsioni del ventre che chiedono soddisfazione nella totale donazione di sé, ma non mancano accenni di dolore nell’aspirare all’ideale fusione di due anime che possa vincere il passar del tempo e l’invecchiare.

La sua è una sorta di partitura in cui è impegnato tutto il corpo vibrante (a cui Alessandro Sciarroni ha dato un valido aiuto per il movimento) che si direbbe attraversato o addirittura posseduto dalle parole del poeta: le braccia volteggiano, gli occhi si spalancano, la mimica facciale cambia momento dopo momento che sia in piedi o all’improvviso s’inginocchi o che, irrigiditosi, proceda lentamente verso il proscenio. A sorpresa impugna il microfono e, ispirato, canta una struggente canzone. La sua è una performance di grande difficoltà, superata brillantemente grazie all’adesione spirituale con la materia della quale è venuto a conoscenza e che ha deciso di condividere, sposando la tesi che la poesia è un’arte che non deve scendere a patti e deve essere sempre espressione della libertà in una battaglia contro la morte.

Casa Testori

A chiudere la frenetica vertigine, come accennato, è una lettera di Toubas, decisamente esplicita nel rivendicare il desiderio di godere al più presto del corpo del partner fino al finale e pieno soddisfacimento. Prodotto da LAC Lugano Arte e Cultura in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano, Centro Teatrale Bresciano ed Emilia Romagna Teatro, visto e applaudito al teatro Studio Melato, Per sempre va in scena dal 19 al 22 febbraio al teatro Torlonia di Roma.

Commentato l’affascinante spettacolo da non perdere, per i lettori interessati agli sviluppi di una storia d’amore così eclatante, diamo qualche riferimento biografico. Forse anche a causa di una depressione che si era palesata, nel 1971 lo scrittore aveva deciso di tornare a vivere da solo nella casa di Novate, mentre Alain aveva deciso di spostarsi a Roma per tentare la fortuna nel cinema. Prevedibile il suo contatto con Visconti (oltre all’Arialda, anche Rocco e i suoi fratelli era stato tratto da uno dei racconti di Il ponte della Ghisolfa di Testori) che sembrava averlo scelto per un piccolo ruolo in Ludwig, preferendogli poi un altro attore. La cosa provocò una clamorosa rottura tra i due artisti. Fallito anche qualche altro tentativo nel mondo dello spettacolo, Toubas entrò in società con una galleria d’arte di Milano, La Compagnia del Disegno, esercitando la professione di gallerista per il resto della sua vita. Se l’amore si era forse esaurito, tra loro rimase un’amicizia altrettanto solida e profonda.