Nell’ultima edizione del Ginesio Fest il direttore artistico Leonardo Lidi ha messo in scena due spettacoli ispirati dai film del compianto regista e sceneggiatore tedesco Reiner Werner Fassbinder, ma abbiamo anche rivisto l’adattamento di “Altri Libertini” di Pier Vittorio Tondelli diretto da Licia Lanera, e un inedito Testori.
Si è da poco conclusa la sesta edizione del Ginesio Fest che anima il suggestivo borgo di San Ginesio in provincia di Macerata. La rassegna, diretta per il quarto anno dal regista Leonardo Lidi, richiama compagnie e artisti che operano nel campo del teatro più innovativo e sperimentale.
Il tema che il direttore artistico ha scelto per quest’anno è Furore. “Non quello cieco e distruttivo – precisa Lidi – ma quello che arde dentro chi resiste, crea e si ribella all’inerzia e all’oblio. Furore come passione che si fa gesto, voce, teatro. Il Ginesio Fest non è solo un luogo di spettacolo ma un vero e proprio laboratorio di senso e di relazioni, dove il teatro contemporaneo trova un terreno fertile per crescere e confrontarsi con un pubblico partecipe, attento e sensibile: qui s’intrecciano ricerca artistica e ascolto profondo, in uno scambio che rigenera tanto chi agisce sulla scena quanto chi si dispone a riceverne il messaggio.”

Per la prima volta al festival Leonardo Lidi ha portato due suoi lavori che ha realizzato con gli allievi del primo anno della Scuola per Attori dello Stabile di Torino di cui è coordinatore didattico. Ha scelto e adattato le sceneggiature di due film di Reiner Werner Fassbinder (1945-1982) di cui molti lettori conosceranno la filmografia: si tratta di Katzelmacher (1969) e Un anno con tredici lune (1978).
Il primo (il cui titolo tradotto significa “fabbricante di gattini”) era l’appellativo denigratorio con il quale venivano chiamati gli immigrati italiani in Baviera, che erano noti per fabbricare cazze, cioè mestoli di legno e rame, ma che altresì alludeva alla loro prolificità. Protagonisti sono un gruppo di piccoli borghesi gretti e ignoranti che fanno della violenza e sopraffazione il loro credo quotidiano sia nelle relazioni sociali che in quelle sentimental-sessuali.
La ristretta comunità viene destabilizzata dall’arrivo del greco Jorgos, la cui avvenenza e spiccata virilità vengono subito apprezzate dalle donne del clan. L’imprenditrice che lo ha assunto lo desidera, ma è Marie che la spunta su tutte e inizia con lui una storia. Le altre, piccate per lo smacco subito, iniziano a fargli terra bruciata intorno, inventando di sana pianta sue presunte colpe. D’altro canto gli uomini, in cui serpeggia come spesso accade in questi contesti, una celata omosessualità, fantasticano sulle dimensioni del suo membro, sicuramente più cospicue dei loro. L’invidia e la gelosia che tracimano sono la molla che fanno scattare una crudele aggressione ai danni di Jorgos, picchiato a sangue per costringerlo ad andarsene.

Katzelmacher – ph. Ester Rieti
Affrontare al cinema il tema del cambio di sesso alla fine degli anni Settanta non era certo cosa comune e Fassbinder lo ha fatto in Un anno con tredici lune. È la parabola drammatica che vede il macellaio Erwin, sposato e padre, innamorarsi di Anton, un ebreo scampato ai campi di concentramento e diventato ricco grazie alla speculazione edilizia e a un giro di prostituzione. Convinto che l’essere uomo sia l’unico ostacolo a impedirgli di conquistarlo, si sottopone all’intervento chirurgico e diventa Elvira, scoprendo però che anche questo estremo sacrificio non è servito, dato che l’uomo la respinge senza appello. Lei cade in depressione e cerca conforto nell’amicizia con la prostituta Zora che, dietro pressanti richieste, l’aiuta a ritrovare Anton. Cade anche l’ultima illusione quando l’uomo l’allontana disgustato e a Elvira, ormai isolata e ostracizzata, non resta che uccidersi.
La scelta registica di Lidi è stata quella di dare alle due pièce una continuità stilistica: in entrambe gli attori accolgono il pubblico già in scena e quasi minacciosi fissano gli spettatori. Sono tutti presenti in palcoscenico e compongono, specie in Katzelmacher, una sorta di coro che dà voce alla comunità bavarese con le sue meschinità e ipocrisie (non manca un bacio gay tra due bulli). L’unico personaggio positivo è quello di Marie che non cede a pressioni e minacce.
Più articolata la seconda dove hanno maggior rilievo le figure di Erwin/Elvira, Anton e Zora, tutte ben caratterizzate. I giovani attori si prodigano con grande energia e generosità sia nei dialoghi dai ritmi serratissimi sia nel conferire ai personaggi la giusta fisicità, oltre a saper suonare diversi strumenti musicali. Forse a causa di un intreccio meno complesso, ci è sembrato più convincente e definito Katzelmacher e abbiamo apprezzato le numerose trovate del regista che, per esempio, non esita a contaminare Fassbinder con i successi dei Pooh.

Altri libertini – ph. Manuela Giusto
Di Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli abbiamo diffusamente parlato su queste pagine lo scorso novembre dopo aver visto lo spettacolo che la regista Licia Lanera, unica ad aver ottenuto i diritti per la messa in scena, ha tratto dal romanzo omonimo dello scrittore di Correggio. Pubblicato nel 1980 e subito sequestrato per presunta oscenità e successivamente assolto, il volume si compone di sei racconti (autonomi l’uno dall’altro ma volti a confluire in un romanzo) che tracciano un impietoso e mirabile affresco generazionale che vede come scenario il triangolo Correggio, Reggio Emilia e Bologna. I protagonisti hanno la stessa giovane età dell’autore, sono studenti, borghesi e proletari dalle vite spericolate, consumate tra amori, sesso e droga, quando lo spettro dell’AIDS (che ci avrebbe privato di Tondelli a soli 36 anni) era ancora lontano.
Lanera si concentra su tre racconti: in Autobahn un giovanotto di Correggio di cui non conosciamo il nome, una sera si mette al volante della sua Cinquecento decappottabile con destinazione Amsterdam, una scelta avventurosa, decisa per lasciarsi alle spalle l’ormai insopportabile vita di provincia. Sarà quella una notte assai movimentata con alcuni incontri inaspettati. Un barista ostile, una ragazza con cui scambia un bacio ma che poi respinge e un velleitario cineasta che lo vorrebbe coinvolgere nei sui progetti. Il nostro però rifiuta e rimasto senza soldi e benzina attende l’alba per tornare, disilluso, a casa. È più complessa la trama di Viaggio, imperniato sugli amori, quasi sempre infelici, del protagonista gay che finisce spesso nella spirale della droga e dell’alcol, illudendosi di esorcizzare delusioni e solitudine, potendo però contare sull’amicizia dell’eterosessuale Gigi che non lo abbandona nei momenti difficili.

Licia Lanera – ph. Manuela Giusto
In Altri libertini, che dà il titolo al volume, un io narrante gay (che ha una pericolosa attrazione per i ragazzini) racconta l’infatuazione per il seduttivo etero Andrea, biondo fotografo brianzolo in trasferta di lavoro, del quale a Correggio rimangono vittime le vispe amiche Annacarla, Ela e Raffy, oltre al gay Miro. Due delle ragazze ne godranno le sospirate grazie e anche Miro che, dopo essersene innamorato, averlo ospitato e sfamato, complice (o alibi?) una sbronza, riesce dopo settimane di sola contemplazione del suo corpo nudo, ad aver ragione della resistenza di Andrea in un gratificante amplesso. Sarà per tutti e tre un appagamento di brevissima durata, seguito infatti da un amaro disinganno.
Rivedendo la pièce al Ginesio Fest abbiamo di nuovo apprezzato la brillante intuizione di Licia Lanera che ha destrutturato i racconti in una sorta di puzzle a più voci, intrecciandoli con aneddoti dalla sua biografia e da quelle dei tre attori (accompagnati da proiezioni e immagini d’epoca) che sono in scena con lei e parlano in terza persona: a Giandomenico Cupaiolo, irresistibile in un assolo rapper, affida Autobahn, mentre Roberto Magnani dà benissimo voce scevra da vittimismo alle pene d’amore e ai momenti di disperazione di Viaggio e Danilo Giuva è l’ammiccante, malizioso, pettegolo e simpaticissimo narratore di Altri libertini. Lo spettacolo è al teatro Bonci di Cesena il 13 settembre; al Degli Atti di Rimini (14/9); all’Eremo Club di Molfetta (26/9); all’Hangar Teatri di Trieste (4 e 5 ottobre); Koreja di Lecce (8 dicembre), Puccini di Firenze (11-13/12) e Gobetti di Torino (10-15 febbraio).

Sdisoré
Le opere di Giovanni Testori (1923-1993) stanno vivendo un momento di particolare fortuna e continuano a suscitare l’interesse di registi e compagnie. Ne sono un esempio i Tre lai che nella prossima stagione vedremo sia nell’interpretazione di Anna Della Rosa che di Arianna Scommegna. Federico Tiezzi (regista) e Sandro Lombardi (interprete) riallestiscono il dirompente Edipus (al Piccolo Teatro di Milano dal 26 al 30/11) e l’attore Alessandro Bandini in Per sempre dà corpo e voce al carteggio che ci rende nota la struggente storia d’amore tra Testori e il gallerista francese Alain Toubas, suo futuro erede (sempre al Piccolo dal 2 al 7/12).
Sono le missive e le pièce in cui il conflitto tra l’omosessualità dello scrittore e drammaturgo e la sua fede religiosa emergono con chiarezza. A un altro filone appartengono, invece, le due Branciatrilogie che, come si evince dal titolo, furono composte tra il 1985 e il ’90 per l’attore Franco Branciaroli. La prima comprende Confiteor, In exitu (sulla deriva di un ragazzo di vita drogato che si prostituisce alla stazione di Milano) e Verbò. Della Branciatrilogia Seconda fanno invece parte alcune riscritture delle grandi tragedie in un originalissimo grammelot di sua invenzione: Sfaust, Regredior e Sdisorè. Quest’ultima fu portata in scena da Branciaroli nel 1990 con la regia dello stesso Testori.
Il titolo (che significa “si dice Oreste”) allude al figlio di Agamennone e si tratta, infatti, di una rivisitazione dell’Orestea di Eschilo. La casa degli Atridi si trasferisce in Brianza e qui incontriamo el Rex, la Reghina, Elèttriga e appunto Sdisorè. La vicenda è quella nota della vendetta ideata da Elettra e compiuta per mano del fratello Oreste contro la madre Clitennestra, rea di aver ucciso il marito Agamennone, e il suo amante Egisto. A consegnarcene una pregevole sintesi è l’attrice e performer Evelina Rosselli che, sola in scena, si cala in tutti i personaggi con l’ausilio delle splendide e impressionanti maschere e marionette, realizzate da Carolina Rossi.
Davvero efficace nel mutare il registro della voce a seconda dei diversi personaggi e nel gestire maschere e pupazzi, Rosselli, a guisa di un saltimbanco con valigia al seguito, si iscrive tra le interpreti testoriane di cui conserveremo memoria. Progetto nato all’interno della Bottega Alchemica Testoriana a cura di Antonio Latella con la regia del Gruppo UROR, Sdisorè sarà all’Elfo Puccini di Milano nell’ambito di Hystrio Festival il prossimo 17 settembre, in seguito a Como per il Festival a Due Voci (20 novembre); al teatro Basilica di Roma (14 e 15 gennaio); Morlacchi di Perugia (28 e 29 aprile) e Fontana di Milano (22 e 23 maggio).

Leonardo Lidi
Un gradito ritorno al Ginesio Fest è stato quello del pedagogo del movimento (docente alla Scuola del Piccolo di Milano) Alessio Maria Romano che ha condotto con gli allievi di Torino un laboratorio da titolo Island 2 Furore, dove ha stimolato sia la creatività dei giovani nel realizzare opere di carta con materiali poveri sia nell’esprimere con il corpo quello che per loro è il sentimento del furore.
Infine non possiamo non citare il parallelo Premio all’Arte dell’Attore, assegnato da una giuria presieduta da Remo Girone. Gli eccellenti vincitori di quest’anno sono l’attrice Mariangela Granelli (la vedremo per il terzo anno in tournée con Boston Marriage, l’esilarante commedia di David Mamet su una coppia di lesbiche) e il drammaturgo e attore Davide Enia (anche lui alla seconda stagione dell’imperdibile Autoritratto). Nel loro intervento entrambi non hanno fatto mancare parole di solidarietà per quanto sta accadendo in Palestina. Appuntamento al prossimo anno con l’auspicio di trovare riaperto il bellissimo teatro all’italiana ferito dal terremoto del 2016.
