Un libro per ragazzi sfrutta in maniera non approfondita il grave tema delle terapie riparative come aggancio letterario per una storia che ha per protagonista un ragazzo gay di diciassette anni. Un’appropriazione culturale indebita crea un’imprudente deformazione di una nostra realtà che fa scattare un campanello d’allarme: siamo in grado di far capire i nostri problemi?

 

Questo lungo editoriale nasce da quello che sarebbe dovuta solo essere la recensione di un nuovo romanzo italiano a soggetto LGBT destinato a lettori adolescenti, come richiesto dalla casa editrice che l’ha pubblicato e che cortesemente ci ha contattati, inviandoci poi una copia omaggio.

Considerando il pubblico di riferimento cui si vuole rivolgere è un’opera che ritengo dannosa, e come ho fatto in precedenza con Questo libro è gay di Juno Dawson, invece di ignorarla evitando di farne promozione ritengo doveroso segnalarla e spiegare i motivi della mia forte critica.

Il libro s’intitola Con le ali sbagliate (ed. Uovonero) e l’autore Gabriele Clima è un rinomato scrittore e illustratore di libri per diverse fasce d’età, dalla prima infanzia alla narrativa per giovani adulti. Nel 2017 ha vinto il Premio Andersen per il miglior libro oltre i quindici anni, nel 2018 il Premio Minerva di letteratura e impegno civile, e le sue opere sono tradotte in diciotto paesi del mondo. L’aspettativa era alta come lo è la sua responsabilità nei confronti della comunità LGBT se, cito le sue parole, “La letteratura per ragazzi ha il dovere di affrontare temi “forti’”.

Nel suo sito scrive “Mi piace la realtà sensibile. Mi piace che sia molteplice e sfaccettata, e mi piace che non ci sia un solo modo per raccontarla. Considero la letteratura per ragazzi uno strumento privilegiato per comprendere il mondo contemporaneo, e gli incontri nelle scuole un luogo di dialogo e di confronto con chi sta costruendo la società futura. Per questo scrivo. Per questo scrivo per ragazzi”.

 

Se è vero che non esiste un solo modo per raccontare la realtà, si può creare un’enorme differenza nelle conseguenze tra raccontarla in maniera corretta, informandosi a fondo prima se non la si conosce bene, e farlo in maniera impropria come è accaduto in questo caso con le terapie riparative per convertire persone omosessuali all’eterosessualità (o riportare persone transgender all’identità di genere determinata dal sesso biologico di nascita).

La ”scintilla che ha fatto partire tutta la storia”, infatti, è il reportage pubblicato nel 2015 su Repubblica intitolato “Al corso che vuole ‘guarire’ i gay: ‘Prega con noi e tornerai etero’” di Matteo Pucciarelli che ha anche scritto la prefazione del libro. Il giornalista si finse gay per riuscire a entrare in un centro di spiritualità, dove in cinque giorni (lui scappò dopo due) si sarebbe stati aiutati nella redenzione dal proprio orientamento sessuale deviato (ma “aggiustabile”).

Questa è la sinossi del romanzo che si trova sul sito della casa editrice. “Nino, diciassette anni, pochi amici, figlio unico, scopre timidamente i primi amori. Uno su tutti: Tiziano. Nino conosce da sempre la propria omosessualità, ma i suoi genitori (una madre ossessiva e un padre troppo sicuro dell’assolutezza dei propri valori) sono convinti che sia qualcosa di sbagliato, contro natura. Qualcosa da curare. Per questo, Nino si trova nella comunità religiosa gestita da don Claudio, una sorta di “‘clinica’ dove ragazze e ragazzi come lui vanno per ‘guarire’ e ritrovare la loro vera natura, quella voluta da Dio. Quando la situazione diventa insostenibile, la soluzione è la fuga. Inizia così una serie di incontri, alcuni pericolosi, altri salvifici, che Nino farà alla ricerca di sé, per potersi finalmente presentare al mondo come ‘Nino, maschio, omosessuale’”.

 

Prima di analizzare l’uso di alcuni stereotipi, clichés e incongruenze nella narrazione, spieghiamo meglio cosa sono le cosiddette “terapie riparative”, contro le quali l’associazione All Out ha di recente lanciato una raccolta firme per esortare la Commissione europea a presentare una proposta legislativa che stabilisca un divieto a livello europeo di qualsiasi loro forma.

In Italia già nel 2016 durante la 17a legislatura il Senatore Sergio Lo Giudice fu il primo firmatario del disegno di legge n. 2402 per “norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori”. Alcune ricerche dimostrano che esse sono praticate in oltre 69 paesi in tutto il mondo, inclusi alcuni stati membri dell’Unione Europea, generando inoltre fatturati enormi e quindi interessi non solo religiosi o politici.

Le terapie riparative dette anche “terapie di conversione” sono trattamenti psicoterapeutici pseudoscientifici finalizzati a cercare di trasformare persone di orientamento omosessuale in soggetti eterosessuali. Da un punto di vista pratico variano ampiamente e spaziano dalla preghiera (esorcismi inclusi) alla violenza punitiva (stupro correzionale, elettrochoc…). I danni per coloro i quali vi si sottopongono o vi sono sottoposti sono più o meno fatali: dalla sofferenza psichica anche a vita fino al suicidio. Le terapie riparative sono diffusamente considerate dei trattamenti degradanti, crudeli e disumani che equivalgono chiaramente alla tortura. Gabriele Clima, a mio avviso, non fa passare chiaramente il messaggio che sono inefficaci, inutili e pericolose ma le fa sembrare una specie di burla folcloristica.

In Italia l’argomento è stato affrontato da un punto di vista scientifico da Paolo Rigliano, Jimmy Ciliberto e Federico Ferrari in Curare i gay? Oltre l’ideologia riparativa dell’omosessualità, che ne dimostrano l’inefficacia e la dannosità. Due romanzi statunitensi su questo tema, invece, tradotti in italiano ed entrambi trasferiti sul grande schermo e arrivati nelle sale cinematografiche del nostro paese sono Boy Erased – Vite cancellate di Garrard Conley, autobiografico, e La diseducazione di Cameron Post di Emily Danforth, di fantasia ma basato su ricerche durate due anni come spiega l’autrice nell’intervista che ci aveva rilasciato. Entrambe le storie spiegano e fanno capire la dura realtà delle cose.

 

In Con le ali sbagliate Nino arriva alla casa spirituale di don Claudio in scooter accompagnato dal padre che invece giunge in macchina. Qui la terapia si basa su preghiere, insegnamenti e “confessioni” sulle proprie pulsioni, perché per imboccare la via della salvezza basta confidarsi. “Quella che tu chiami omosessualità, Nino, non ha nulla a che fare con la tua natura. È una ferita dell’anima, che però si può riparare”.

Oltre a Nino sono presenti Dario, Angelo, Lucio e Sabina, “Sentinella in piedi” che è lì perché è omosessuale (la parola lesbica non è usata), forse è incinta e si lancia da una finestra suicidandosi a pagina 60. Nessuno chiama un’ambulanza né arrivano le forze dell’ordine a verificare cosa sia accaduto. Poco prima di questo evento che farà scappare Nino dalla struttura, era apparso Bruno, ex gay ora sposato e testimone vivente che cambiare è possibile.

Dopo la fuga, per far continuare la trama fino alla fine s’inanellano una serie di episodi alquanto improbabili ma non impossibili, come Nino che è drogato in un bar da uno sconosciuto che lo vende a un suo abietto cliente che tenta di violentarlo…

Il ritorno a casa con i genitori e la loro richiesta di riprovare la terapia provoca un’ulteriore evasione, e a questo punto entra in scena in modo rocambolesco Grace, una donna transessuale che si prostituisce ma è di buon cuore, dice anche cose sagge e cita le poesie di Charles Baudelaire. Come “richiede” la narrazione di maggior parte della società eteropatriarcale, Gabriele Clima conferma al giovane lettore che l’unico modo auspicabile in cui va descritta una persona T è attraverso lo sminuimento sociale.

Se non lo conoscesse, gli suggerisco di vedere il documentario Disclosure che era disponibile su Netflix, che spiega la rappresentazione distorta che, fin dalla sua nascita, l’industria cinematografica ha fatto delle persone transgender, così capirà meglio cosa sto cercando di dire. A chi non fosse arrivata la notizia, infine, alle ultime elezioni Sarah McBride è diventata la prima senatrice apertamente transgender nella storia degli Stati Uniti, diventando così il politico trans di più alto profilo negli USA. Perché Nino non poteva incontrare sulla sua strada un/a dirigente d’azienda transessuale? Esistono anche in Italia ed è ora di presentare al grande pubblico modelli di ruolo LGBT differenti da quelli sedimentati nell’immaginario collettivo o proposti a profusione dalla televisione generalista.

 

Un altro cliché presente tra le pagine è la figura di Freddie Mercury, “eroe gay di riferimento” con cui Nino si confronta in consolatori dialoghi immaginari. In questo caso il cliché è stantio, mentre vi suggeriamo di leggere Io e Mr. Fahrenheit di Asahara Naoto, un romanzo giapponese per adolescenti su uno studente che cerca di capire come vivere senza remore il proprio orientamento sessuale. Ogni capitolo ha il titolo di una canzone dei Queen e da pagina 19 tratta con precisione anche di virus HIV e di AIDS, argomenti di educazione per ragazzi e ragazze omosessuali o eterosessuali indifferentemente.

Se siete interessati ad ascoltare le parole dell’autore sul suo libro, su YouTube è presente un’intervista divisa in cinque parti che potete vedere qui. I messaggi che il libro voleva trasmettere, dalla prefazione di Matteo Pucciarelli, sono “la scoperta di sé stessi, della propria identità, il conflitto interiore e anche quello con la società, il perbenismo e la cattiveria, la sadicità gratuita e l’amicizia genuina”.

Troppi? Forse. Confusi? In parte sì. Per esempio il proprio orientamento sessuale e/o identità di genere quasi sempre sono una presa di coscienza che può sorgere a qualsiasi età ma principalmente durante la fase dell’adolescenza, mentre  Nino non l’ha capito bensì lo ha sempre saputo. Questo capita ma non molte persone potranno immedesimarsi in lui, perché nella realtà l’intero processo di coming out, con sé prima e con gli altri dopo, è molto più complesso di quanto il racconto non porti a far pensare.

Per fortuna, inoltre, al giorno d’oggi nella nostra Penisola la crescita personale come persona LGBT non deve più passare per forza o forzatamente attraverso percorsi di brutalità. Le lotte di noi che adesso siamo persone adulte sono servite a creare un mondo migliore per i nostri “fratelli e sorelle” più giovani, aiutati anche da associazioni come AGEDO.

 

Per concludere, ciò che mi appare dalle recensioni che l’autore ha pubblicato sul suo profilo Facebook è che nessuna persona ha ancora ben capito gli errori presenti nella sua opera, e questa è anche una colpa della nostra comunità la cui voce in Italia resta flebile e in sottofondo e anche per questo non abbastanza ascoltata con la dovuta attenzione. Di conseguenza la nostra cultura e storia non sono trasmesse bene da una generazione all’altra.

Un romanzo come questo merita una segnalazione negativa e non indifferenza, perché non è una buona storia. La narrazione sfalsata dei nostri vissuti, fatta da chi pensa di conoscerci e nero su bianco dimostra di non saperlo, e sotto certi aspetti pure ci sfrutta perché mi sembra un’operazione di marketing mal riuscita, è un nostro problema. Denunciare il falso e opporvisi sono una nostra precisa e continua responsabilità ogni giorno, perché noi non esistiamo “socialmente” solo una volta all’anno in occasione dei cortei dei pride.